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Ucciso uno dei leader di Al Qaeda, Al Awlaki

 

Anwar al Awlaki

Data: 19 ottobre 2011
Autore: La Redazione
Testata: TG1 on line
Titolo: Ucciso uno dei leader di Al Qaeda, Al Awlaki
Sana'a - Il leader di al-Qaeda in Yemen, Anwar al-Awlaki, è stato ucciso. Lo ha annunciato il ministero della Difesa di Sana'a, secondo quanto riferisce la tv satellitare 'al-Arabiya'.
Secondo quanto riferisce la tv di stato yemenita, insieme ad al-Awlaki sono stati uccisi anche altri terroristi di al-Qaeda che erano con lui. L'attacco, condotto dall'esercito fedele al presidente Ali Abdullah Saleh, è avvenuto in una zona che si trova tra al-Jawf e Mareb. Lo sceicco yemenita, che ha vissuto per diversi anni negli Stati Uniti, era un punto di riferimento per i jihadisti di tutto il mondo per i suoi video-messaggi diffusi nel web e per gli articoli che scriveva per le riviste 'al-Malamih' e 'Inspire' pubblicate dai forum di al-Qaeda in internet.


Secondo quanto riferisce la tv di stato yemenita, insieme ad al-Awlaki sono stati uccisi anche altri terroristi di al-Qaeda che erano con lui. L'attacco, condotto dall'esercito fedele al presidente Ali Abdullah Saleh, e' avvenuto in una zona che si trova tra al-Jawf e Mareb.

Lo sceicco yemenita, che ha vissuto per diversi anni negli Stati Uniti, era un punto di riferimento per i jihadisti di tutto il mondo per i suoi video-messaggi diffusi nel web e per gli articoli che scriveva per le riviste 'al-Malamih' e 'Inspire' pubblicate dai forum di al-Qaeda in internet.

I SUOI DISCORSI  DOPO L'11 SETTEMBRE  - "Siamo il ponte tra l'America e un miliardo di musulmani nel mondo. Siamo qui per costruire non per distruggere" affermava in un sermone all'indomani degli attentati dell'11 settembre l'imam yemenita che allora si diceva moderato, Anwar al-Awlaki. Oggi lo stesso imam è stato ucciso in Yemen in un raid forse eseguito da droni americani.

Al-Awlaki era diventato in questi anni di latitanza il capo di al-Qaeda nel turbolento Paese arabo ed uno dei terroristi piu' carismatici del mondo al punto che la Cia lo riteneva uno dei tre 'most wanted'. Il suo messaggio, secondo gli esperti di terrorismo, è a livello di contenuti indistinguibile da quello di Osama bin Laden. Il suo carisma invece lo ha reso la guida spirituale di tutti gli aspiranti kamikaze protagonisti degli ultimi episodi di terrorismo negli Usa, dalla strage di Fort Hood al fallito attentato a Times Square del primo maggio.

Cittadino americano originario del New Mexico, dove nacque 39 anni fa, al-Awlaki dopo una laurea in ingegneria alla Colorado State University iniziò un percorso di studi religiosi che lo portò nella seconda metà degli anni Novanta a guidare la comunità musulmana di Denver e SanDiego, come si legge in un articolo del 'New York Times' che ricostruisce in modo minuzioso i passaggi della sua vita. Alcuni dei fedeli che hanno assistito ai suoi sermoni parlavano di al-Awlaki come di una persona carismatica, magnetica, dotata di grandi capacità comunicative e in grado di trasportare la gente con la passione della sua oratoria.
Secondo l'Fbi, al-Awlaki sarebbe andato anche oltre. Egli, infatti, avrebbe avuto contatti con almeno due degli attentatori dell'11 settembre, Khalid al-Midhar e Nawaq Alhazmi che ebbe modo di conoscere alla moschea di San Diego.

CONSIGLIERE SPIRITUALE DEGLI ATTACCHI ALLE TORRI GEMELLE - Gli investigatori hanno definito al-Awlaki "il consigliere spirituale" dei due uomini coinvolti nell'attacco alle Torri Gemelle.Dopo gli attentati alle Torri Gemelle al-Awlaki lasciò gli Usa per trasferirsi a Londra dove tenne una serie di conferenze sull'Islam alle quali parteciparono centinaia di studenti.

Nel 2006 l'imam fece ritorno nello Yemen dove dopo alcuni mesi fu arrestato. Questo periodo di detenzione è un altro dei passaggi decisivi che hanno contribuito alla radicalizzazione di al-Awlaki. Egli trascorse infatti quasi 18 mesi in isolamento, studiando il Corano e diventando familiare con gli scritti di Sayyid Qutb, uno degli intellettuali di riferimento dell'islam radicale del 20esimo secolo. Uscito dal carcere l'imam si impose all'attenzioni degli esperti di terrorismo per i suoi infuocati interventi sul web in cui faceva appello alla comunità musulmani ad abbracciare il jihad.

Attivo anche nel campo dell'editoria si deve a lui la nascita delle due riviste on-line edite dalla cellula di al-Qaeda in Yemen, quella in lingua araba 'al-Malamih' e quella in lingua inglese 'Inspire'. Grazie alla fluidità del suo inglese e alle sue doti oratorie, al-Awlaki ebbe una grande influenza su tutti i kamikaze responsabili sugli ultimi episodi di terrorismo negli Stati Uniti. Secondo gli inquirenti, infatti, fu al-Awlaki a convincere il maggiore Nidal Malik Hasan a compiere la strage di Fort Hood, causando la morte di 13 soldati.

Fu sempre al-Awlaki a spingere il kamikaze nigeriano Umar Farouk Abdulmutallab a farsi esplodere su un aereo a Detroit, fortunatamente senza esito. I suoi sermoni, infine, avrebbero ispirato anche il terrorista Faisal Shahzad, che il primo maggio tentò di far esplodere un suv carico d'esplosivo a Times Square.

I SUOI SERMONI - Comprendere come il messaggio di al-Awlaki sia diventato più radicale nel tempo non è facile. I cd con le registrazioni dei suoi sermoni erano diffusi nelle abitazioni di molti musulmani ed erano presi come modello per la moderazione e la pacatezza dei toni. Ma pochi anni dopo l'imam tuonava contro gli Stati Uniti dalle pagine del suo sito internet e definiva il suo Paese d'origne come "posseduto dal male".

Secondo il 'Nyt' ci sono due ipotesi che spiegano come al-Awlaki abbia abbracciato il jihad contro l'Occidente. La prima è che l'imam modificò profondamente le sue convinzioni a seguito dell'intervento delle truppe Usa in Afghanistan e Iraq e poi in Pakistan e Yemen. Una versione contrastante, invece, vuole che al-Awlaki fosse un agente segreto di al-Qaeda attivo negli Usa ben prima degli attentati dell'11 settembre.

In realtà, al-Awlaki è il prodotto finale di due culture completamente agli antipodi. Quella ultraconservatrice yemenita, con cui fu a contatto durante l'infanzia e l'adolescenza, e quella più liberale americana. Questo è ben visibile nei comportamenti dell'imam riferiti da gente che entrò a contatto con lui. Al-Awlaki si è sempre rifiutato di stringere la mano alle donne, ma è stato condannato due volte negli Usa per sfruttamento della prostituzione. Il suo primo approccio con il jihad risale alla presenza delle truppe sovietiche in Afghanistan, ma il conflitto era una priorità anche del governo americano. Dopo un viaggio in Afghanistan, infine, orgoglioso per la vittoria dei mujahedin ritornò negli Usa con un copricapo afghano che indossò durante gli anni di studi in Colorado