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Traffici di armi

 

Flussi dei traffici di armi

Data: 17 marzo 2010 
Autore: Nicole Touati
Testata: Logan’s Centro Studi sul Terrorismo
Titolo: Traffici di armi
Armi che vanno, armi che vengono….. Era da circa 8 mesi che l’indagine andava avanti, condotta dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano sopportata dall’Aisi per sfociare in un blitz: sette persone arrestate per associazione a delinquere finalizzata all’illecita esportazione di armi verso l’Iran ed in barba all’embargo internazionale.



In realtà, le ordinanze di custodia cautelare sono nove però mancano all’appello due cittadini iraniani, Hamir Reza e Bakhtiyari Homayoun.
Tra gli arrestati:
Nejad Hamid Masoumi, 51 anni, accreditato come giornalista presso la sala stampa estera a Roma,
Ali Damirchilo ritenuto agente dei servizi iraniani,
Alessandro Bon, 43 anni, italiano e residente a Monza, ritenuto  l’organizzatore dell’ operazione,
la  convivente di Bon,  Danila Maffei, 40 anni, titolare di un’azienda, la Stucco Vernice Srl,
Arnaldo La Scala,, 45 anni, socio,
Raffaele Rossi Patriarca, avvocato di Torino,
Guglialmo Savi, 56 anni, titolare di una società di telecomunicazioni,la Sirio Srl a Vicenza e di una società in Romania, la Dinamics.  
Il materiale bellico era composto di 200 puntatori ottici per fucili da guerra che avevano transitato in Romania in provenienza dell’Europa dell’est e destinati a Teheran via Dubai. Un'altra fornitura di circa 1000 pezzi era prevista a breve ed un altro ordine riguardava invece un grosso quantitativo di proiettili, esplosivi, miscele chimiche ad alto contenuto di energia termochimica, paracaduti, un elicottero, caschi da pilota, giubbotti autorespiratori  da sub, il tutto chiaramente destinato a fine militare.
Ritroviamo spesso Dubai collegata a traffici di armi; il 19 gennaio di quest’anno, Mahmoud al Mabrourh, il braccio destro del leader di Hamas, veniva ucciso mentre si trovava a Dubai per negoziare una spedizione di armi da Teheran verso la Palestina.

Ma da dove provengono tute queste armi? Dopo la fine della Guerra Fredda, ingenti quantitativi di armi sono state dispersi, soltanto tra il 1982 e il 1992, 32 miliardi di dollari di armi sono state rubati soltanto in Ukraina. Tra gli altri paesi accusati di leggerezza, figurano l’Algeria, l’India ed il Pakistan.
Poi c’è una parte di armi illegali che proviene da furti o perdite; ogni anno, circa un milione di armi,  comprese quelle delle forze di sicurezza internazionali.
Si presume che le armi illegali rappresentano dal 10 al 20 % del numero totale mondiale.   
 
Ma vediamo il retroscena di un traffico di armi: ad esempio, il 6 maggio 2001, una piccola imbarcazione di 25 metri di lunghezza e di 40 tonnellate è fermata da una pattuglia israeliana. A bordo, c’è un numero importante di barili di plastica colorati di misure diverse contengono armi imballate con cura che dovevano essere gettati in mare vicino alla costa di Gaza; la barca arriva direttamente da Tripoli e si chiama Santorini. Quando gli israeliani la intercettano, ne è già al suo terzo viaggio. I marinai interrogati confessano che c’è un'altra imbarcazione che fa lo stesso lavoro, il Calypso II.
Il cargo del Santorini è considerevole: 20 bazooka RPG-7
, 9 visori per RPG-7, 100 roquettes pour RPG-7,
50 razzi OG-7
, carburante per i lancia RPG-7. 
120 bombe anti carro, 4 missiles anti aerei SA-7 Strella, 2 mortai di  60 mm, 
98 ogive, 50 razzi  Katyusha de 107 mm,
62 mine TMA-5, 
8 mine TMA, 324 bombe a mano, 
30 Kalashnikov ungheresi, 116 caricatori per Kalashnikov, e
13 000 cartucce  7.62 mm per Kalashnikov.
Il mandante è presto trovato:  è il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, gruppo palestinese di circa 1.000 membri, da sempre sostenuto dalla Siria. La sua base costiera si trova tra Naameh e damour, non lontano da Beyrut. 
Il PFLP est l’emanazione del PLA, Fronte per la Liberazione della Palestina di Ahmad Jibril, che ha creato una fusione nel 1967 con il PFLP di Georges Habache e che è sostenuta dalla Siria, dall’Iran e dalla Libia. Presi in flagrante, il portavoce di Arafat, smentisce ogni implicazione. Però gli armi arrivano dai paesi dell’est, e più precisamente dalla Bulgaria e dalla Romania, passando da Tripoli.

Anche i celebri aerei di  Victor Bout, ex-capo del HYPERLINK "http://it.wikipedia.org/wiki/KGB"KGB e trafficante d'armi,  conosciuto come “mercante della morte” arrestato a Bangkok il 6 marzo 2008, hanno partecipato alla distribuzione prima di arrivare sulle coste palestinesi, lanciando bidoni stagni contenenti  grandi quantitativi di armi che venivano ripescati dai palestinesi nelle acque poco profonde.

Le autorità americane seguivano già la maggior parte delle consegne siriane di Victor Bout, tramite un monitoraggio delle sue attività negli States o tramite sorveglianza satellitare dei porti di Tartous o di Latakia, in Siria. Ed è cosi che il 5 settembre del 2006, una nave di bandiera panamense , il Gregorio I°, è bloccata dall’Interpol a Limassol, Cipro, con destinazione Latakia. A bordo, ci sono 18 camion radar e tre altri di comando di tiro in provenienza della Corea del Nord. La Siria protesta affermando che sono delle stazioni meteo!

Viktor Bout preferisce il trasporto aereo per questi movimenti: Gli aerei passavano tramite la società “ San Air General Trading LLC” stabilita a  Plano nel  Texas, e gestita dal suo socio , Richard Chichakli che porta direttamente alla Siria: infatti lui stesso è siriano, ed è addirittura il nipote di un ex presidente  della Siria, Adib Chichakli, di origine kurda, che è stato d’origine kurda. Adib Chichakli fuggira in Brasile per essere assassinato nel 1964 su ordine di  Hafez El Hassad.
Un grande traffico di armi partiva dalla Bulgaria verso la Repubblica Democratica del Congo e l’Angola. Oltre che alla San Air, c’era anche la Air Cess Incorporated, sita a Miami, in Florida. Nella lista delle persone che avevano relazioni commerciali con  Richard Chichakli, ci sono i baroni colombiani della droga, gli irlandesi dell’IRA, gli indonesiani, dei generali siriani, dei supporters di Saddam Hussein e dei terroristi anti israeliani. Ha servito molti gruppi terroristici, stati canaglia e gruppi insurrezionali e chiaramente la Siria.
La sede principale dell’organizzazione di Bout si trovava a Sharjh, in Arabia Saudita, la Jetline International. Bout e Chichakli avevano anche relazioni commerciali con la Libia. I rapporti erano perfetti ed i pagamenti si effettuavano sempre in contanti tra Bout Chichakli, il colonnello Gheddafi, i siriani e lo Hezbollah.
Un altro aereo appartenente a Bout , un  707 di Air Cargo Plus, è caduto nel lago Vittoria il 19 marzo 2005, durante un volo Adis Abeba/ Lomé, via Entebbe in Uganda. L’aereo era stato notato spesso a Praga,  a Bucarest e a Burgas, in Bulgaria dove aveva caricato il 3 novembre del 99 dei missili terra aria portatili Igla con destinazione Kinshasa, in Congo.
Bout aveva anche un altro socio, certo Ronald Rossignol, belga, che dirigeva l’Occidental Airlines che si occupava di consegne di armi; Rossignol era un ex avvocato e pilota di estrema destra. la società fu chiamata in causa in Ruanda. Le indagini furono molto complesse a causa della rete organizzata per imbrogliare le piste: il Boeing era noleggiato dalla filiale ostendese di una ditta inglese, la  Air Charter Service. L’aereo partito a vuoto da Ostende, era pilotato da un americano e da un britannico e la transazione fu mediata dalla società  TransBalkan Cargo Service, con base ad  Amsterdam ed utilizzando i locali ostendesi dell’ACS che dichiarò di essere stata raggirata dalla ditta olandese. Comunque sia, il carico esportato potrebbe essere stato missili portatili Igla bulgari.
Rossignol ra stato anche  arrestato nel 1984 in Francia per bancarotta fraudolente di circa 130 milioni di franchi ed era in affari con Mobutu. Suo padre era un collaboratore del ministro della difesa belga Paul Van den Boyenants.
Invece tra gli Hezbollah e la Romania, è un’altra storia: si inizia prima dalla Russia, con Imad Hassan Salame, responsabile delle operazioni speciali dell’Hezbollah, residente a Mosca! Come contatti, Salame dispone di tre venditori di armi: Imad Bakri, Talal ad-Din et Muhammad Darbakh.
Tratta soprattutto con il primo che aveva dei contatti con il presidente del Zaire, Mobutu Sese Seko, ed il capo dei ribelli dell’Unita in Angola, Jonas Savimbi. Le armi vendute in Angola sono pagate con diamanti che partono per Anversa da commercianti libanesi sotto il controllo di Aziz Naser altro dirigente del MJI. I benefici realizzati dalla vendita di armi sono convertiti in armi stavolta dirette agli Hezbollah in Libano che si incamminano  tramite due vie: la prima per via aerea e tramite l’Armenia, la seconda per container dai paesi dell’est, poi verso porti europei , verso le coste del Sudan ed infine verso la Siria su dei piccoli cargo o anche semplici barche da pesca.
Ali Akhbar Mohtashemi, ex- ambasciatore iraniano a Damasco ed a Kartum ha un ruolo essenziale in questo traffico.
Invece in Romania, un commerciante libanese, Mahmud Hamoud, fa da punto di contatto tra gli Hezbollah ed alcuni dirigenti del paese. Arrivato nel 1992, diventa poi console libanese a Bucarest, viene nominato cittadino moldavo onoris causa, e sposa anche la figlia dell’ex capo del parlamento moldavo, Oleosa Diakova. L’università moldava  è piena di islamisti, su circa 2300 studenti la metà proviene dal Medio Oriente e più di 600 fanno parte di organizzazioni islamiche di cui anche lo Hezbollah.
Nel mese di ottobre 2000, l’Iran acquista 700 missili Igla però le armi partono per il Libano e transitano via i porti del Mare Nero.
Il porto di Constantza gioca anche un ruolo importante; il 20 aprile  2004, le autorità italiane intercettano un cargo di bandiera turca in provenienza di HYPERLINK "http://www.lexpress.fr/actualite/monde/europe/kalachnikovs-a-vendre_489539.html"Constantza e lo costringono a sbarcare i containers che trasporta a Gioia Tauro ; sulle banchine si scopre che tre containers contengono 8.000 kalashnikov per un valore di  7.15 milioni di dollari. 
L’indagine dimostra che le armi sono rumene e che sono state acquistate direttamente dal ministero della difesa rumeno  e che il mandatario era una società americana tramite la sua filiale giorgiana.
In un periodo anteriore, lo stesso porto italiano aveva ricevuto un altro cargo contenente 6.000 altri.
Il 18 ottobre 2001, sempre a Gioia Tauro, viene scoperto un passeggero clandestino egiziano, Rigk Amid Farid, in un container ben arredato con letto, riscaldamento, toilettes ed acqua. L’uomo aveva anche un equipaggiamento tecnologico notevole: un cellulare, un telefono satellitare, un computer portatile , dei badge di accesso, un passaporto canadese ed un certificato di meccanico valido per gli aeroporti JFK di New York, di Newark , del Los Angeles International  e di O’hare!Il container era stato affrettato dalla   Maersk Sealand in Egitto e caricato a Port Said sull’Ipex Emperor, un cargo porta container di un armatore tedesco, di bandiera delle Barbados. Il container avrebbe dovuto essere trasboradto a Gioia Tauro, dirigersi verso Rotterdam prima di essere trasbordato nuovamente in Canada. Amid Farid è stato rilasciato dopo alcuni giorni ed è sparito senza lasciare tracce.
Un’altra nave, stavolta libanese, il RIM K , è venduta nel 2001, ad un iracheno, Ali Mohammed Abbas, per  400 000 dollari, che la ribatezza con il nome di  Karine A, e la registra nelle isole  Tonga. La nave tornava dal Sudan dove aveva imbarcato  20 tonnellate di cocomeri e del sesamo, poi aveva lasciato il porto di Ajiman negli Emirati Arabi il 20 dicembre 2001 per partire verso lo Yemen per effettuare delle riparazioni e caricare stavolta del riso, dell’abbigliamento ed anche dei giocattoli disposti in barili stagni… per nascondere il reale carico: 50 tonnellate di armi! 700 000 cartucce, 735 bombe a mano, 311 mine anti uomo  e 211 mine anti-tank, 345 razzi  Katyusha a 20 km di portata e 10 lanciarazzi, 29 mortai e 1 545 missili da mortai, sei lancia missili  d Sagger anti-tank corredati da 10 missili, 51 RPG-7 e 328 razzi, 30 fucili Dragunov, 212 Kalashnikov, più di 2 000 chili di esplosivo C-4 utilizzato in attacchi suicida ed addirittura  due gommoni gonfiabili rapidi con motore e numeroso materiale da sub per un modesto importo di 15 milioni di dollari!
Il 3 gennaio 2002, gli israeliani intercettano nel mar rosso a 300 miglia da Eilat una nave; l’assalto, un vero colpo da maestro  dura soltanto otto minuti. Il mandante non è niente di meno che Omar Akawi, tenente colonnello delle guardie costiere palestinesi e membro fondatore del Fatah di Yasser Arafat, che con la sua solita faccia tosta nega la sua implicazione ed afferma che le armi trovate a bordo sono destinate al Libano.
Un altro esempio significativo è un’altra imbarcazione, stavolta una piccola barca da pesca: la Abu Hasan, che gli  israeliani intercettano a 40 miglia da Haifa in provenienza dal Libano e diretta verso l’Egitto. A bordo, 8 marinai  e qualche cartone però tra i marinai , c’è Hamad Masalem Mussa Abu Amra, un egiziano che vive in Libano ed è uno degli specialisti degli attentati dello Hezbollah. Avrebbe dovuto poi passare tramite i tunnel scavati dai palestinesi sul confine israelo-egiziano. La barca aveva lasciato Marshid il 16 maggio per accostare vicino a Beyrouth dove il terrorista era salito a bordo con i suoi 25 detonatori per razzi  Katyusha di 122 mm e 15 programmatori di esplosivi per cinture di kamikaze, 36 CD per la formazione agli esplosivi dimostrando un manichino munito da una cintura bomba a bordo di un autobus! Dall’indagine, risultò che i mandanti erano Fathi Razam ed Adal Al-Mugrabi, due vicini ad Arafat e questo non ha impedito che abbia ricevuto il Premio Nobel per la Pace.
Nel 2006, viene scoperto un traffico d'armi tra l’Italia e la Libia grazie ad un’intercettazione telefonica dell’antimafia di Perugia che stava indagando un un traffico di droga.
Degli ufficiali libici stavano acquistando per ben 64 milioni di dollari cinquecentomila T-56,  fucili d’assalto simili all’AK-47 costruiti in Cina; per la Libia che ha un esercito composto di 75.000 persone, sembra un acquisto un tantino esagerato ed è chiaro che le armi erano destinate ad altri utenti, conoscendo poi la simpatia che Gheddafi ha sempre provato per i terroristi, non è difficile intuire quale erano le destinazioni. Il fattore molto preoccupante invece è che erano coinvolti un gruppo di italiani.
Il 12 febbraio 2007, la polizia italiana arresta quattro soggetti: Ermete Moretti, Gianluca Squarzolo, Massimo Bettinotti e Serafino Rossi. Un altro membro, Vittorio Dordi, è latitante in Congo.
Gianluca Squarzolo, lavora per una azienda che si occupa di appalti inerenti alla cooperazione internazionale: la Sviluppo di Terni. Riesce ad entrare tra i fornitori dell’entourage del colonnello Gheddafi grazie ad Ermete Moretti, un manager toscano. Nel marzo 2006, Tafferdin Mansur, alto ufficiale del settore approvvigionamenti dell’esercito libico chiede loro la fornitura del mezzo milione di fucili. Vengano coinvolti il Bettinotti che vive in Toscana per la sua abilità a reperire armamento e Rossi per le sue conoscenze in armi, sua passione. L’ultimo , Dordi, bergamasco, soggetto al quanto irrequieto che ha aperto un’attività nel Congo nel 1998, è divenuto “consigliere del ministro della difesa”  congolese ha un passaporto diplomatico e una concessione di una maniera di diamanti. Nel 1999, fonda la Gold Rock ed inizia a occuparsi di armi sul mercato russo.
Dall’indagine condotta, è risultato che il gruppo dovesse procurare anche elicotteri e carri armati russi, cononi navali dallo Sri Lanka e proiettili di gomma  e lacrimogeni dalla Francia.
La società di mediazione che doveva procurare le armi era la China Jing An Import & Export Corporation dal fabbricante cinese, la HYPERLINK "http://www.norinco.com/"Norinco, che era anche accusata dagli Stati Uniti di aiutare l’Iran nel suo programma missilistico.
Oltre che alla tangente versta al colonnello Mansur, l’accordo prevedeva una divisione degli utili con i libici. L’accordo portava la firma del generale Abdulrahman Alssied Ali, il capo ufficio appalti del Ministero della Difesa libico.
Un’ importante ONG, Organizzazione Non Governativa, la "International Organization for Peace, Care, and Relief" (www.iopcr.org) di Tripoli, attiva nel soccorso alla popolazione palestinese ed all’assistenza degli immigrati che transitano per la Libia è anche coinvolta nell’affare, in quanto le comunicazioni passano tramite i loro ufficio.

Questi sono soltanto alcuni casi che abbiamo voluto riportare al fine di dare un’idea di che cosa accadde sotto il nostro naso.