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Strage Bologna, ex giudice Priore rilancia la pista palestinese

 

La strage di Bologna

Data: 27 luglio 2010
Autore: La Redazione
Testata: Il Velino
Titolo: Strage Bologna, ex giudice Priore rilancia la pista palestinese
Roma, 26 lug (Il Velino) - La strage di Bologna come reazione del terrorismo palestinese all’arresto di un responsabile di alto livello del Fronte popolare, che aveva la sua base operativa proprio nel capoluogo emiliano. A evocare un simile scenario è Rosario Priore, giudice istruttore di alcuni dei più importanti processi della storia giudiziaria italiana, dall’eversione nera e rossa al caso Moro fino alla strage di Ustica e l’attentato a Giovanni Paolo II.



Presentando alla sala del Cenalcolo della Camera il libro-intervista scritto con Giovanni Fasanella ("Intrigo internazionale: perché la guerra in Italia. Le verità che non si sono mai potute dire"), il magistrato ripercorre le possibili tappe che potrebbero aver portato alla strage del 2 agosto. “Nel novembre del '79 avevamo arrestato a Ortona tre autonomi romani (Daniele Pifano, Giuseppe Nieri e Giorgio Baumgartner, ndr) che stavano trasportavano due missili terra-aria bulgari, destinate ai terroristi palestinesi - afferma Priore -. Quell’operazione portò anche all’arresto di Abu Anzeh Saleh, un dirigente del Fronte popolare che era il responsabile dell'organizzazione in Italia. L’organizzazione pretendeva assolutamente la liberazione di questa persona, perché la ritenevano una violazione del ‘lodo Moro’ (basi logistiche in Italia in cambio della non belligeranza, ndr)”. Nonostante un comunicato ufficiale del Comitato centrale del Fplp, Saleh invece condannato dal Tribunale di Chieti e la  sentenza venne poi confermata dalla Corte di Appello dell’Aquila.

“I messaggi che si scambiavano le nostre polizia sono inequivocabili e fanno un riferimento diretto all’ipotesi di una grande strage nel nostro Paese - prosegue Priore -. Ricordo una comunicazione del direttore del Sisde, Grassini, che poco prima del 2 agosto diceva ‘siamo agli ultimi giorni, si sente parlare di una rappresaglia pesantissima’”. Per il magistrato, insomma, nessuna trama nera ma una matrice internazionale, la stessa che potrebbe essere dietro la strage di Natale a san Benedetto Val di Sambro. Una convinzione maturata leggendo “le relazioni dei servizi orientali”. “Probabilmente anche quella strage - spiega Priore - fu dovuta all’arresto di un terrorista, fermato a Fiumicino con le valigie piene di esplosivo”. Il risultato della mancata liberazione fu un nuovo sanguinoso attentato, dovuto al peso di organizzazioni internazionali, come il Fronte popolare palestinese o il gruppo di Carlos, che avevano “una forza tale da imporre rappresaglie enormi”. Priore ricordato come anche la Francia abbia subito pressioni dal gruppo di Carlos a causa dell'arresto di due membri dell’organizzazione. “Per due anni ci fu una seria impressionante di attentati su treni veloci nelle stesse modalità con cui avvennero in Italia, che finirono solo quando i due vennero espulsi dal Paese”.