E invece mi sono imbattuta in un giornale, Livesicilia on line, in cui leggevo della commemorazione a Palermo, ad un anno di distanza, dell’assassinio dell’avvocato penalista, ex deputato di Alleanza Nazionale, Enzo Fragalà, avvenuta l’anno scorso a Palermo a due passi dal Palazzo di Giustizia. L’assassino l’aveva ferocemente colpito in testa con un bastone, subito trasportato in ospedale era morto dopo tre giorni d’agonia. Gli hanno chiuso la bocca per sempre perché sapeva troppo. Mentre io qui, a Dallas non ne sapevo niente.
Alla lettura, mi si è subito raggelato il sangue nelle vene, ed ora scrivo per quel che la rabbia mi detta dentro e che le mie parole vogliono significare. Lo conoscevo Enzo Fragalà, non di persona, ma dalla ricerca lunga, laboriosa che anni fa, feci sulla Commissione Mitrokhin, sulle stragi e sulle connivenze tra i governi cattocomunisti e i terroristi palestinesi, che spadroneggiavano in Italia con licenza di uccidere gli Italiani per intimidirli e piegarli alla loro volontà. Altro che Lodo Moro o patto di non belligeranza! L’avevo subito apprezzato, per la sua serietà nell’ andare a fondo nelle sue investigazioni e per quella sua passione di mettersi alle calcagna degli assassini fino ad indiziarli e portarli in tribunale, senza però fatalmente guardarsi alle spalle.
Da solo, senza protezione e senza guardie del corpo, aveva seguitato ad indagare nella sua Palermo, anche se la Commissione Mitrokhin non era più operante, e non aveva mai smesso di farlo fino a che qualcosa di scottante gli doveva pur essere caduta tra le mani, nei rapporti tra Mafia e i poteri dello Stato, mentre spietati assassini erano in agguato pronti ad ammazzarlo.
La Commissione Mitrokhin, per chi non lo sapesse, indagava sui misteri delle stragi e ammazzamenti avvenuti durante la prima Repubblica, dietro c’era la regia delle Brigate Rosse, i cosiddetti compagni assassini, in combutta con i terroristi palestinesi ed islamici che arrivarono persino a colpire in Italia i gangli del potere politico e religioso, palazzo Chigi , piazza San Pietro e la Sinagoga di Roma. Dall’altro versante anche i neri si davano da fare come autori di altre stragi per poi andare tutti d’accordo senza pestarsi i piedi perchè dopotutto, dove si rifornivano d’armi se non alla stessa fonte! Era quello un clima torbido da cui gli opposti estremismi, ne traevano entrambi vantaggio. Da Beirut, poi, dove risiedeva Arafat, partivano armi di fabbricazione sovietica destinate al brigatista Mario Moretti -che si dichiarò esecutore materiale dell’assassinio di Moro- sul litorale di Venezia, su cui indagò il giudice Mastelloni che era convinto che fosse proprio lui, Arafat, l’armiere dei brigatisti e che “il progressivo riconoscimento politico dell’OLP passava attraverso l’esercizio dell’enorme potere contrattuale con i paesi europei in tema d’approvvigionamento di petrolio”. (Panorama 09/01/1989).
Enzo Fragalà non aveva paura, anche dopo morti sospette come quella di un superteste della Commissione Mitrokhin che non s’era presentato in aula perchè quella mattina stessa l’avevano suicidato nel bagno della sua abitazione; e neppure dopo l’assassinio a base di polonio, di Litvinenko che doveva incontrarsi a Londra con Scaramella, collaboratore di Guzzanti. Inoltre, Fragalà come deputato di Alleanza Nazionale, aveva una ragione in più per aver a cuore le sue indagini. Troppe volte, media, giornalisti, politici e toghe all’unisono avevano sfruttato ed alimentato l’odio ideologico fra rossi e neri, addossando ai neofascisti responsabilità che invece erano dei brigatisti rossi e dei governi catto-comunisti di allora, che erano conniventi con terroristi palestinesi e tedeschi e con quel tal Carlos, lo sciacallo, convertitosi all’Islam e che non a caso era anche un agente del KGB in Italia. Non avviando di certo un clima di riconciliazione nazionale.
Ora, premesso che scrivo con una grande passione per il giornalismo di punta, da cui direi con Lorenzo da Ponte, ricavo solo “molto onor, poco contante, poco contante, poco contante…” ma e’ vero anche che ho il vantaggio grande d’esser libera, di non essere di parte e di non dipendere da nessuno. Sostengo il governo Berlusconi-Frattini perchè penso sia molto migliore di quello che ci siamo lasciati alle spalle, di Prodi- D’Alema con tutte quelle storie tragico-comiche di piattini, di sedute spiritiche; di Gradoli, e di amicizie diaboliche con lo sceicco Nashrallah, quel necrofilo barattiere di membra di soldati israeliani che considera Israele un cancro da estirpare, con cui cercavano di abbindolare gli Italiani che li hanno bocciati alle urne.
Anche Ephraim Nissan da Londra, nel suo recente e autorevole saggio in Inglese ,”Il Paradosso dell’Esperienza Ebraica in Italia” -che tra i meriti ha anche quello, grande, d’aver scritto in Inglese pagine di Storia Italiana, per divulgarle e non lasciarle ai margini di un ristretto numero di lettori italiani- parla di Berlusconi in modo fondamentalmente positivo, e così fa anche il Wall Street Journal.
Silvio Berlusconi ha grandi meriti: finanzia tre dei migliori giornali italiani; ha avuto il grande coraggio anni fa, di aprire sotto i suoi auspici la Commissione Mitrokhin; ha compiuto uno storico viaggio in Israele, mentre Obama c’era andato in periodo elettorale, a chiedere voti e a fare promesse da marinaio finora non mantenute. Ma recentemente non è più il Berlusconi agguerrito di prima e non capiamo perchè. Che l’Italia sia ricattata? Chi c’e’ dietro che incombe e minaccia anche la sicurezza dei nostri soldati italiani in Afghanistan? Perchè non si aprono gli archivi dei servizi segreti Sismi e Sisde anche per far luce sulla misteriosa scomparsa a Beirut di Graziella De Palo e di Italo Toni? A quando la rimozione del segreto di stato su Bologna? E il Lodo Moro e’ ancora operante?
Tutto ristagna. Anche di Enzo Fragalà, tutti tacciono per paura, tranne il senatore Guzzanti che deve essere stato proprio spinto dalla sua morte, a scrivere l’articolo recente del 20 agosto,” Strage di Bologna, dopo anni riemerge la pista palestinese”, su Il Giornale -che poi e’ un giornale di Berlusconi- interrompendo così un silenzio di anni, e anche tranne Informazione Corretta e tanti altri buoni siti che da anni seguono attentamente queste vicende.
Enzo Fragalà era un uomo coraggioso che ha sfidato la morte, che poi inesorabile e’ arrivata, speriamo solo che i suoi assassini non abbiano manomesso il suo computer su cui avrà sicuramente annotato nomi, circostanze luoghi ed indizi. A Palermo si parla a proposito solo di assassinio di mafia ovviamente per liquidare l’inchiesta ed archiviarla al più presto possibile, e la mafia a Palermo regna sovrana. Ma e’ soprattutto un assassinio politico. “Se voi poi immaginate i mafiosi in coppola e lupara, vi sbagliate di grosso”, ebbe a dire Rita Borsellino, sorella del giudice anch’egli assassinato dalla mafia, quella e’ solo manovalanza che esegue ordini. Gli ordini partono dall’alto, da uomini di potere in giacca e cravatta, che abitano nei palazzi con stucchi ed affreschi e anche con pareti interamente rivestite d’ambra. D’altronde chi poteva convertire in moneta corrente, rubli e lingotti d’oro che viaggiavano sicuramente in valigie diplomatiche, immuni da controlli, se non un’associazione per delinquere, come la mafia? Dietro c’erano le mire espansionistiche dell’Impero Sovietico che lautamente foraggiava i partiti di sinistra italiani, il PCI ed altri, per decenni e decenni senza che gli Italiani se ne chiedessero il come e il perchè.
Più del 35 % degli elettori votava per il PCI, il più grande partito comunista d’occidente, che fingeva di fare l’opposizione, ma in realtà compattamente sosteneva con disciplina la DC con la strategia dell’astensionismo in parlamento, ingannando così i suoi elettori, mentre la graziosa mano della Sig.ra Nilde Iotti, presidente della Camera interrompeva il collegamento con Radio Radicale al momento del voto, perché nessuno sapesse di quelle occhiute trame. |