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La madre di cinque terroristi imbuca la lettera ufficiale all'Onu

 

Latifa Abu Hmeid

Data: 27 Settembre 2011
Autore: Giulio Meotti
Testata: Il Foglio
Titolo:  La madre di cinque terroristi imbuca la lettera ufficiale all'Onu
Roma. Alcuni giorni fa la tv palestinese in un programma intitolato “Le migliori madri” intervistava la madre di un terrorista, Yusuf Shaker Al Asr, e le chiedeva perché suo figlio aveva voluto lanciarsi in una operazione terroristica suicida. La madre ha risposto che il figlio aveva scelto, piuttosto che un matrimonio ordinario, di sposare le settanta vergini dagli occhi neri. Le uri che aspettano il “martire” in Paradiso.



Ed è con un monumento al martirio terroristico che l’Autorità nazionale palestinese ha scelto di presentare all’Onu la propria domanda di ammissione.

L’Anp di Abu Mazen nei giorni scorsi doveva selezionare la donna palestinese che avrebbe consegnato all’ufficio delle Nazioni Unite a Ramallah la richiesta formale di indipendenza nazionale. La scelta dell’icona è caduta su Latifa Abu Hmeid, che ha marciato sotto i clic dei fotografi e delle televisioni di tutto il mondo verso l’ufficio Onu.

Hmeid è la madre di quattro “martiri”, palestinesi caduti o arrestati durante operazioni terroristiche suicide. Il ministro palestinese per i prigionieri, Issa Karake, dice di averla scelta perché “ha dato la vita ai combattenti, merita che ci inchiniamo di fronte a lei”.

Nasser Abu Hmeid, uno dei figli della donna, è stato condannato a sette ergastoli. Comandante di una cellula delle Brigate dei martiri di al Aqsa, Nasser ha ucciso sette civili israeliani. Nasr Abu Hmeid sconta cinque ergastoli: come membro dei Tanzim ha organizzato due attentati. A quattro ergastoli è stato condannato Sharif Abu Hmeid, noto anche come l’autista di kamikaze palestinesi che fecero strage nel marzo del 2002. Muhammad Abu Hmeid deve scontare due ergastoli, mentre un quinto figlio, Abd Al Mun’im Muhammad Yusuf Naji Abu Hmeid, è morto da “martire”: militava in Hamas e ha ucciso un ufficiale israeliano.

Nonostante la sua fama di “moderato”, Abu Mazen in questi due anni ha incrementato l’incitamento all’odio attraverso la dedica di strade, edifici pubblici e piazze a kamikaze e terroristi.

Il dipartimento di stato americano lo ha duramente attaccato per aver dedicato una piazza presso Ramallah alla “martire Dalal Mughrabi”, la donna che guidò il commando terroristico che nel 1979 ha messo a segno il più grave attentato nella storia d’Israele. Arrivati in gommone dal Libano, lei e i suoi compagni eliminarono una fotografa naturalista casualmente al lavoro sulla spiaggia. Alla fine fecero 37 morti ebrei, di cui 13 bambini, bruciati vivi, dilaniati dalle bombe e dalle raffiche di mitra.

Poi l’Anp ha onorato Wafa Idris, la prima attentatrice suicida femmina che uccise un israeliano e ne ferì un centinaio nel 2002. La “martire” è stata onorata come simbolo di al Fatah, additata come degna di imitazione, con tanto di videoclip trasmesso dalla tv nazionale (finanziata dall’Unione europea).

Un anno fa Abu Mazen ha commemorato Abu Daoud, la mente della strage degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco 1972. “Ci mancherà”, ha detto Abu Mazen. “Daoud ha speso la sua vita nella resistenza per il suo popolo”.

Il governatore di Jenin ha donato duemila dollari alla famiglia di Khaldoun Samoudi, un terrorista ucciso dopo aver fatto strage di soldati israeliani a un checkpoint.

Lo scorso aprile l’Autorità nazionale palestinese ha fatto visita alla famiglia di Abbas al Sayed, donando loro una placca ufficiale che commemora il massacro commesso dal figlio. Si tratta della strage al Park Hotel di Netanya, quando un kamikaze uccise trenta israeliani, molti sopravvissuti all’Olocausto, riuniti per la cena di Pasqua.

Sempre un anno fa il potere statuale palestinese di Abu Mazen ha costruito un edificio governativo nella strada di Ramallah dedicata all’“ingegnere”, Yahye Ayash, che fra il 1994 e il 1996 ha ucciso almeno 67 israeliani e ne ha feriti quattrocento con i suoi famosi congegni al tritolo affidati ai kamikaze di Hamas.