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Integralisti dietro le rivolte in Tunisia

 

Mappa delle rivolte in Tunisia

Data: 25 gennaio 2011
Autore: Nicole Touati
Testata: Logan’s Centro Studi sul Terrorismo
Titolo: Integralisti dietro le rivolte in Tunisia
La  rivolta e le manifestazioni apparentemente contro la disoccupazione e il caro vita   in Tunisia si sono  allargate in modo preoccupante.
La storia inizia così: nel mese di dicembre, un commerciante ambulante di frutta e verdura si da fuoco perché si è visto confiscare il suo banco, e subito dopo nasce un movimento di rivolta a Sidi Bouzid. Se consideriamo che la Tunisia, anche se stato moderato, ha sempre adottato un regime di polizia  come gli altri paesi musulmani per contenere gli spiriti bollenti e reprimere ogni forma di criminalità, risulta proprio difficile credere che il semplice suicidio di un cittadino possa convincere i cittadini tunisini abitualmente  molto timorosi della polizia a scendere per strada.



Molto probabilmente la miccia è stata accesa da movimenti integralisti che hanno versato il fuoco dando così inizio alla rivolta. Lo stesso presidente Ben Ali si era dichiarato  convinto che ci sia la matrice di gruppi estremisti. Risulta infatti che alcuni gruppi mascherati abbiano attaccato degli edifici governativi. Lo stesso attacco contro l’ambasciata svizzera  a Tunisi, martedì notte, che è stata attaccata con degli esplosivi dimostra che ci sono sorgenti ben diverse.

La rivolta è arrivata fino a Tunisi e il nuovo ministro degli interni  ha deciso di fare intervenire l’esercito con l’imposizione di un black out che durava dalle 20 alle 6 del mattino. Il mercoledì successivo , per la prima volta, dall’inizio delle rivolte, erano  apparsi i militari, soldati armati, camion, jeep e blindati nel tentativo di riportare l’ordine.

Il mondo è stato a guardare  lo sviluppo della situazione con preoccupazione e non sono mancate  le critiche contro le reazioni della polizia considerate sproporzionate che ha ucciso 78 persone . Il governo tunisino si è dichiarato sorpreso da questi commenti ed ha dichiarato che la polizia faceva uso di armi però in un atto di legittima difesa quando vengano assaliti.

Per arginare la rivolta, Ben Alì aveva  promesso  300 mila nuovi posti di lavoro in 2 anni e la creazione di commissioni politiche e civili per l’ascolto dei cittadini. D’altronde, la Tunisia è un piccolo stato con poche risorse se non quella del turismo e la politica di Ben Ali che è stata quella di garantire l’insegnamento crea ogni anno circa 100.000 diplomati e laureati sul mercato.

Azioni importanti erano  state intraprese, come il licenziamento del ministro degli interni Rafik Belhaj Kacem, Ben Ali aveva  ordinato la scarcerazione di tutte le persone fermate durante le manifestazioni, il capo del partito comunista degli operai di Tunisia, Hamma Hammami, che è stato arrestato, era ricercato dalla polizia e viveva in clandestinità dal mese di febbraio.

Però questi “sforzi” non sono stati sufficienti e Ben Ali è fuggito all’estero. I giorni del dopo Ben Ali sono stati segnati da atti di sciacallaggio e di violenza tra i partigiani di Ben Ali e l’esercito. Il primo ministro Mohamed Ghannouchi, ha dichiarato la formazione di un governo di unione per condurre il paese fino alle prossime elezioni tra sei mesi.

Ghannouchi ha ricevuto dichiarazioni di sostegno dal suo omologo francese , François Fillon e da Hillary Clinton che si è augurata una transizione verso una vera democrazia. La domanda che ci poniamo è la seguente: Ghannouchi ed i suoi, quelli della vecchia guardia laica saranno in grado di resistere alla spallata integralista?

Ciò che vorrebbe sembrare una rivoluzione sociale, almeno inizialmente, e gli integralisti , astutamente, sono rimasti silenziosi durante gli eventi, iniziano adesso a spuntare fuori. Già venerdì, le moschee erano colme per ascoltare i sermoni dei predicatori, apparsi come per miracolo, dedicati ai “ martiri della rivoluzione “ , e quando i musulmani iniziano a parlare di martiri, sono dolori….

Il tipo di linguaggio utilizzato è cambiato, adesso è molto più violento ed aggressivo e non dobbiamo dimenticare che alle elezioni del 89 e malgrado la repressione, il partito islamista Al Nahda aveva ottenuto il 20 per cento dei voti. Il consenso non è certo diminuito, anzi!

E’ stato molto eloquente vedere le interviste fatte per la strada dopo la fuga di Ben Ali; molti rivendicavano la possibilità di poter indossare il velo e dichiarano che la circolare 108 che impedisce di vestire la hijab deve essere abrogata» ; la riapertura immediata della moschea da un gruppo di “volontari”  all’interno dell’università di Tunis al Manar che era stata interdetta nel 2001 perché considerata una base di integralismo militante è un altro segnale preoccupante.

I fondamentalisti che hanno tenuto la testa bassa sotto il regime di Ben Ali hanno comunque ben lavorato!

Tra i cittadini, si può sentire frasi come “ La legge si deve ispirare al Corano”. Una manifestazione in arrivo dalla zona di Sidi Bouzid, dove è nata la rivolta, ha chiesto la dimissione di tutti i governanti del vecchio regime guidati da militanti islamisti che brandivano il Corano ed è chiaro che ci sarà una dura battaglia per trasformare la Tunisia in uno stato islamista.  

La rivolta sembra aver contagiato anche l’Algeria; manifestazioni e rivolte sono esplose in vari punti del paese e la polizia antisommossa è stata dislocata sui punti nevralgici come moschee, viali e strade importanti dei principali centri.

Anche in Algeria, manifestanti hanno aggredito le forze di polizia lanciando pietre e bloccando le strade. A Constantina, Jijel, Sétif e Bouira, dei manifestanti hanno saccheggiato degli edifici pubblici, delle banche e degli uffici postali.

A Ras el Oued, molti uffici sono stati devastati, la Sonelgaz, uffici comunali, la direzione delle imposte e alcune scuole.

Centinaia di giovani hanno affrontato le forze di polizia in alcune città ed hanno saccheggiato negozi nella capitale. La polizia è dovuta intervenire con i gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti.

Anche se alcuni islamisti salafisti si sono dichiarati ostili al movimento in corso, è evidente che il fuoco alle polveriere sia stato acceso dal retroscena  e dal basso sfruttando una situazione economica molto difficile.

Occorre ricordarsi che dal mese di settembre 2006 che i vari gruppi terroristici maghrebini hanno creato una nuova alleanza congiungendosi con Al Qaeda e creando l’AQMI- Al Qaeda nel Maghreb Islamico con l’obiettivo a lunga distanza  di creare il Maghreb islamico. Cercare di rovesciare i governi moderati attuali tramite rivolte della popolazione è certamente la migliore strategia per riuscire a prendere il potere ed islamizzare definitivamente l’area ed l’AQMI diretta dall’ Abdelmalek Droukdel, soprannominato il Bin Laden del Maghreb cercherà senz’altro di cavalcare l’onda.

Per il momento il Marocco non sembra ancora contagiato però anche lì gli integralisti sono molto operativi malgrado un’importante impegno da parte del governo marocchino nella guerra al terrorismo.   

A sostenere l’integralismo, non poteva mancare Ahmadinejad chiaramente, basta ricordarsi come l’Iran lo aveva già fatto negli anni 90 per l’Algeria.
Il presidente iraniano non ha certo perso l’occasione per tacere e si è subito intromesso negli affari interni tunisini dichiarando durante un discorso pubblico trasmesso in televisione che i “tunisini si erano sollevati contro il loro presidente, sostenuto dall’occidente,  per stabilire la legge islamica nel loro paese”.

Per risposta , gli americani hanno dichiarato che non intendono lasciare gli estremisti prendere il potere in Tunisia ed hanno offerto il loro supporto al governo di unione; la Francia ha chiaramente adottato la stessa linea e noi staremo a guardare...