| Nel 2002, il tunisino Chokri Zouaoui, il primo pentito islamico, agli investigatori rivelò alcuni retroscena della vita nella moschea di via Massarotti e dell’imam Mourad Trabelsi. Allora, Chokri disse: «...Voglio anche dire che è importante per queste persone la visione di videocassette, ove sono registrate sia immagini di guerra sia sermoni religiosi. Vi è una intensa attività diretta a far giungere cassette utili per l’attività di proselitismo da parte dell’organizzazione, che sono certo essere in contatto con il Fronte Internazionale Islamico». |
Certezze che l’imam Trabelsi, dipinto da Chokri come ‘l’ideologo’ del presunto gruppo terroristico che si sarebbe costituito a Cremona nel 1998, ha tentato di far traballare durante la sua difesa davanti al presidente della Corte d’assise, Grazia Lapalorcia, e al giudice Paolo Bernazzani, più i sei giudici popolari, all’udienza del 10 aprile scorso. Udienza aggiornata a dopodomani, quando Trabelsi, guida spirituale della moschea di via Massarotti dal luglio 2001 all’1 aprile 2003, giorno dell’arresto, completerà la sua verità. Ed è sul contenuto delle videocassette sequestrate nel dicembre 2002 nell’abitazione, in via Geromini, dell’imam e nella moschea che nove giorni fa si è incentrata buona parte dell’«esame» di Trabelsi, chiamato anche Abujarrah. E’ la kunia, cioé il soprannome che per tradizione, il padre dà alla nascita al figlio maschio.
Nove giorni fa, il pm Roberto di Martino aveva contestato a Trabelsi il contenuto di una serie di videocassette intrise di sermoni contro i cristiani e gli ebrei, contro l’Occidente e l’America. Filmati in cui Osama bin Laden incitava a combattere contro i governi filoccidentali e invitava al terrorismo «perché fa parte dell’Islam». E lui, Trabelsi, aveva replicato: «E’ dal ’90 che sono in Italia. Ogni domenica andavo al mercato di Milano ad acquistare videocassette e riviste. Video sulle guerre in Cecenia e in Afghanistan. Anche voi vi documentate sulla Guerra mondiale. E secondo voi, uno è terrorista perché vuole leggere, sapere?». Chiuderà il cerchio delle difese il tunisino Drissi Nourredine, per il Gip di Milano, Clementina Forleo, il «guerrigliero», per il pm Roberto di Martino, il presunto terrorista che nel marzo 2003, dal campo di addestramento di Kurmal, nel Kurdistan iracheno, sollecitò l’invio di denaro e di fratelli mujhaeddin a Trabelsi. Ma lui, l’imam che il 10 aprile si è presentato in aula con la Bibbia, respinge l’accusa di finanziare il terrorismo. Al contrario «abbiamo fatto un viaggio ai primi di gennaio 2003 a Roma, Napoli, Ostia, in quattro, cinque moschee. Siamo tornati il 7 gennaio. Cercavamo soldi per acquistare la nuova moschea, perché da via Massarotti eravamo stati sfrattati». |