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Donne kamikaze

 

Jihadiste kamikaze

Data: 23 aprile 2010
Autore: Nicole Touati
Testata: Logan’s Centro Studi sul Terrorismo
Titolo: Donne kamikaze
Da tempi dei tempi, le donne hanno sempre sognato l’amore, il matrimonio, i bambini, una bella casa, poi nei tempi odierni, molte hanno cambiato i loro sogni desiderando realizzarsi professionalmente ed essere indipendenti però c’è una nuova realtà con la quale ci dobbiamo confrontare: le combattenti del Jihad che desiderano sacrificarsi a nome di Allah. Indossano una cintura bomba, escono ed affrontano il momento critico del martirio in Allah facendosi esplodere in mezzo a civili impotenti.



Ritroviamo kamikaze feminili sia in Palestina, in Libano, in Cecenia, in Algeria, nello Sri Lanka ed addirittura in Belgio dove vengano preparate a morire.

Per esempio, una ragazza cecena, Zarema Moujakhoïeva, che è stata arrestata il 9 luglio  2003, a Mosca mentre esitava a fare scattare il detonatore della cintura bomba che indossava, un artificiere è morto mentre cercava di disinescare la bomba, ha raccontato quanto era stata sedotta dalla sua immagine per la metamorfosi dell’abbigliamento che aveva dovuto indossare per la sua missione. “ Per la prima volta, mi sono vestita come una moscovita alla moda, portavo dei jeans, delle scarpe da tennis, degli occhiali da sole ed avevo un cellulare della Nokia” ha dichiarato, però riferendosi all’attentato che avrebbe dovuto commettere, ha aggiunto: “ questo atto è quello di una martire dell’islam”.

Lo sceicco egiziano Youssef al Qaradawi, predicatore del terrore, ha dichiarato cinicamente : “ Non è proibito dall’islam inviare una donna per servire una causa come quella di lottare cntro l’occupazione perché una donna può passare laddove un uomo non può!”

Al di là di questi dettagli, sembra che l’implicazione crescente di donne in atti di terrorismo potrebbe spiegarsi, almeno per parte di esse,  anche con  una volontà di conquistare una specie di uguaglianza con gli uomini nel seno della società musulmana.

Sempre più spesso, delle donne vengano coinvolte in attentati suicida: il 29 marzo 2010, due donne si fanno saltare ad un’ora di intervallo in due stazioni della metro moscovita uccidendo 37 persone e ferendo decine di persone.

Il 31 agosto 2004, un’altra donna cecena si fa saltare a Mosca uccidendo dieci persone;

Dal 1999, decine di donne, principalmente cecene, sono diventate kamikaze. Si sono immolate nella metro moscovita, in aerei, vicino a commissariati di polizia, durante dei concerti rock, davanti a palazzi…
Nel 2002, al teatro della Doubrokva, erano diciannove “ le vedove nere”  che indossavano una cintura bomba a prendere in ostaggio 130 persone, tutti morti durante l’intervento di liberazione.  

Samira Ahmed Djassim, di 51 anni, conosciuta con Um al Mumenim, la madre dei credenti, reclutava donne ed organizzava attentati suicida in Irak. In totale, era riuscita a recluterne circa ottanta di cui 28 sono passate ai fatti. Ha confessato in carcere come riusciva a convincere queste donne ad arruolarsi.
Al Qaeda non fa discriminazione; recluta donne perché sono meno soggette a controlli e non esita neanche a reclutare donne malatte di mente come Rania Ibrahim di quindici anni che era stata riperita in un mercato con venti chili di dinamite intorno alla vita.
Al Qaeda promette ad ognuna di queste donne  di diventare “una bellezza del paradiso”, la proposta equivalente fatta agli uomini che saranno accolti da 72 vergini . Soltanto in Irak, dal 2003, una cinquanta di donne hanno scelto di morire per Allah tra cui, soltanto l’anno scorso circa venti il che rappresenta circa il 10% degli attentatori  totali. Ciò significa che il numero delle donne coinvolte va sempre crescendo.
Il 1° febbraio 2010, per esempio, più di 46 persone sono state uccise e circa 260 ferite in un attentato commesso da una donna kamikaze a Bagdad. Ha attivato il detonatore mentre era in fila con altre donne in attesa di essere perquisita.
Ci sono dei forum feminili sui siti jihadisti con dei consigli per preparare le donne a sacrificarsi per il jihad. Dall’analisi di questi siti, emerge palesamente che più dei due terzi dei partecipanti sono uomini che si dedicano all’attività di indottrinamento e che l’obiettivo principale è quello di incoraggiare le donne a diventare shahid. Esaltano gli aspetti gloriosi delle  biografie ed i “testamenti” di donne kamikaze per convincere della bontà di questa sorte.

Nel sito di Al-Hesbah, una utente, Oum Hamza al Shahid incoraggia le donne a suicidarsi con gli argomenti seguenti:
“ Le anime dei martiri vivono nel ventre degli uccelli verdi che si riposano sui lampadari sospesi sopra il trono reale di Allah in Paradiso. Girano liberamente poi vanno a posarsi sui candelabri. Sorelle, pensa quanto possa essere meraviglioso, quanto il paradiso è meraviglioso e ciò che ci manca vivendo in questo mondo. Sapete che il martire non muore , vive e non conoscerà mai la morte perché è scritto nel Corano nella sura 2:154: > E non dire che coloro che sono uccisi nel sentiero di Allah sono morti. Al contrario, sono vivi ma voi ne siete incoscienti < Poiché la morte è inevitabile, perché non dovremmo lasciare uesto mondo di passaggio nella migliore condizione che è quella di martire? Queste sono le parole di una delle nostre sorelle che ha raggiunto questo obiettivo, Rim Al-Riyashi. Aveva soltanto 22 anni, era madre di due bambini però ha ritenuto che questa vita ha poco valore e l’ha sacrificata per Allah”
Sempre sullo stesso sito, lo sceicco Abd El-Rahman Al-Sahim elogia le donne che raggiungono iil jihad: “ Il nostro cuore si rallegra alla vista di donne la cui anima languisce per la guerra santa e per l’amore di Allah “.
Il 25 gennaio 2002, Wafa Idriss, 25 anni , si fa esplodere nel centro di Gerusalemme  ed è la prima donna kamikaze palestinese. E’ considerata quasi come una santa dal suo popolo. La considerazione di cui gode dalla sua morte è invidiata da molte donne palestinesi abituate ad essere maltrattate e malconsiderate dagli uomini.

Infatti, soltanto dopo due mesi, un’altra ragazza di 18 anni, Ayat Al-Akhrass, ha consegnato il suo “testamento” alle sue compagne di sculola ed è andata in città a farsi esplodere.  


Yasser Arafat, “ Premio Nobel per la Pace” , aveva proprio nel gennaio 2002, creato la parola femminile di martire, Shahida, inesistente in lingua araba fino a quel momento ed invitava le donne a partecipare alla lotta armata dichiarando: “ Siete la il mio esercito di rose che schiaccerà i carri armati israeliani”
Il religioso sciita più rispettato in Libano, cheikh Mohammad Hussein Fadlallah,ha benedetto le donne kamikaze palestinesi affermando che stavano scrivendo le pagine di una nuova e gloriosa storia per le donne arabe e musulmane.

Mohammed Rena, belga di origine marocchina, ha dichiarato alla polizia che molte mogli di islamici detenuti in Belgio erano pronte a commettere attentati suicida. Espulso dalla Siria nel giugno 2005 dove aveva frequentato una madrassa  prima di incontrare dei capi jihadisti, Rena che aveva solo 18 anni, torna in Belgio.
E’ contattato da una donna di nome Rachid Iba che lo informa che c’erano delle sorelle, moglie di detenuti che erano disposte a fare qualunque tipo di operazione gli chiedeva di aiutarle fornendo loro degli esplosivi per commettere delle stragi.
Dopo la sua confessione, la polizia belga e francese hanno interpellato una quindicina di persone.