Data: 22/08/2007 | Titolo: Petizione di solidarietà a Magdi Allam | Subject: Petizione promossa da Logan’s Centro Studi | | | Al Ministro degli Interni Dott. Giuliano Amato
Magdi Allam, giornalista e saggista, impegnato nella denuncia del fondamentalismo islamico, vive da anni sotto scorta perché è stato condannato da alcune “Fatwa” - sentenze di morte.
Oggi, per aver scritto un libro “ Viva Israele “ ed aver osato difendere Israele , unico paese democratico in Medio Oriente, dall’Islam radicale e dai terroristi, è vittima di una nuova condanna, ma questa volta, non da parte di terroristi ma semplicemente da una petizione di pessimo gusto di “oltre duecento docenti, giornalisti e scrittori” tutti intellettuali, predicatori di pace, professionisti, europei che hanno controfirmato un manifesto contro di lui, non senza aver prima raccomandato l’adesione ad altri.
Ci chiediamo per quale motivo, “i singoli colleghi che hanno ricevuto accuse specifiche rivolte nell’ultimo libro di Magdi Allam” e che si sono sentiti calunniatinon abbiano ritenuto opportuno tutelarsi per viagiudiziaria ed hanno preferito fare circolare un manifesto?
E’ di domino pubblico che Magdi Allam è il giornalista più blindato del mondo e che vive, insieme alla sua famiglia, un isolamento forzato per aver il coraggio di denunciare.
Considerando il periodo particolarmente critico in cui ci troviamo con una propagazione senza precedenti del radicalismo islamista, riteniamo che questo documento abbia le caratteristiche di un’istigazione contro Magdi Allam , che possa incrementare l’odio nei suoi confronti motivando ulteriormente alcuni estremisti di attentare alla sua persona e/o alla sua famiglia.
Con questa petizione, i firmatari chiedono al Ministro che vengano presi provvedimenti seri contro questo manifesto, i suoi autori ed ogni altra iniziativa di questo generis.
Petizione promossa da Logan’s Centro Studi sul Terrorismo
Di seguito Introduzione della Rivista Reset
Nel suo recente libro Viva Israele (Mondadori) Magdi Allam accusa lo studioso Massimo Campanini di antisemitismo e di fingere di ignorare il pericolo islamista. Campanini, di cui sono molto conosciuti e apprezzati i saggi che ha pubblicato sul mondo islamico, la filosofia, la cultura e la storia dei paesi arabi, è anche un prezioso collaboratore di questa rivista. Magdi Allam scrive tra l'altro che "il caso del professore Campanini non è l'unico. L'Università italiana pullula di professori cresciuti all'ombra delle moschee dell'Ucoii, simpatizzanti coi Fratelli Musulmani, inconsapevolmente o irresponsabilmente collusi con la loro ideologia di morte".
Abbiamo chiesto a Campanini di replicare personalmente e liberamente a queste accuse di Magdi Allam. E nel frattempo nel mondo universitario è circolato un breve documento di solidarietà per i bersagli delle accuse contenute nel libro e di critica per l'autore. Lo hanno sottoscritto docenti, ricercatori, giornalisti, scrittori ed esponenti a vario titolo del mondo culturale.
Ecco il testo del documento
Senza entrare nel merito delle accuse specifiche rivolte nell'ultimo libro di Magdi Allam a singoli colleghi noti a chiunque si interessi di questioni realtive al Medio Oriente e all'islam non solo come ricercatori seri e qualificati, ma persino come persone coinvolte in svariate forme di impegno civile, intendiamo protestare fermamenete davanti alla sfrontatezza di chi afferma che università italiane "pullulano" di docenti "collusi con un'ideologia di morte profondamente ostile ai valori e ai principi della civiltà occidentale e all'essenza stessa della nostra umanità"
Ci pare davvero eccessivo che quanti, in sede di dibattito scientifico e civico, esprimano posizioni differenti da una pretesa unica "verità interpretativa" divenagno automaticamente estranei a valori di cviltà o, addirittura, alieni dalla comune umanità. Una tale impostazione non solo è lontanissima dallo spirito e dai valori di una democrazia costituzionale - e molto più in linea con ideologie totalitarie - ma si pone anche a siderale distanza dal senso critico che sta alla base della ricerca storica e scientifica e della stessa, difficile ma essenziale, missione dell'informazione giornalistica in una società plurale.
Tutto ciò rischia di contribuire, purtroppo, al preoccupanre imbarbarimento dell'informazione in un paese come il nostro che già si trova a pagare un prezzo troppo alto alle varie forme di partigianeria che lo travagliano. Già abbiamo visto sentenze discutibili coinvolgere colleghi noti per la loro serietà ed equilibrio nell'affrontare il tema dell'islam, con addirittura condanne penali che prevedono la pena detentiva. Il giornalismo rischia di cadere in una logica di tipo calcistico piuttosto che analitica e razionale, soprattutto quando si toccano temi delicati e sensibili come quelli religiosi e, in particolare, relativi all'islam e alle questioni legate all'area medio-orentale. La libertà di ricerca ne paga il prezzo, schiacciata tra opposti estremismi interpretativi, e non solo. Ci auguriamo che tali tendenze trovino presto voci più equlibrate e meno partigiane a contrastarle, e che queste trovino a loro volta ascolto nel mondo dell'informazione, in quello politico, in quello culturale e in quello religioso
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